La parte visibile
Quello che segue è solo una superficie.
L’autore si dissolve nei suoi racconti, prende forma nei vuoti, e lascia che siano le storie a ricordarlo.
Origine del segnale
Sono un autore con base temporale instabile e coordinate variabili. Scrivo storie che intrecciano memoria, percezione e linee temporali fratturate.
I miei lavori spaziano dalla narrativa speculativa alla distopia intima, passando per romanzi che esplorano la possibilità di rivedere tutto da capo, ma scegliendo cosa dimenticare.
Dalla trilogia Kindling /Berlin24 /24minus1 alla raccolta Angle Morts, da Je su(i)s a Jimbo e Truthcore™, ogni opera è parte di un universo narrativo interconnesso, costruito per disturbare e far pensare. A fianco della narrativa si sviluppano i saggi The Oyster Theory, Je su(i)s, The Sleep Society, Universe doesn't care. Origine del segnale, un impianto teorico che tenta di ridefinire la struttura stessa del reale, tra cosmologia, informazione e limiti della coerenza.
Il tempo è una macchina. Ma non sempre è chiaro chi la sta guidando.
Valis fuori dalle storie
1965.
Ho lavorato tra comunicazione e marketing, scrittura, editoria e ricerca.
Appassionato di musica, cinema e astrofisica.
Questo sito non è un portfolio. È una zona narrativamente instabile.
Più che raccontare cosa ho fatto, mostra come continuo a farlo.
Chi cerca certezze, qui trova deviazioni.
Icone di Berlin24 e 24minus1 - Tre oggetti - Due romanzi - Un unico universo narrativo.
10 domande ad Alberto Valis
Intervista rilasciata a Francesca Dolan per Inversione Narrativa (2023)
Rubrica indipendente dedicata alla struttura del racconto contemporaneo.
Contenuto rielaborato per uso web.
  • C'è sempre un punto cieco nei tuoi racconti, qualcosa che sfugge, che viene solo intravisto. È il lettore che deve cercare la verità, o sei tu a negargliela deliberatamente?
    VALIS: Non la nego. Semplicemente, non la garantisco. La verità nei miei testi si comporta come una particella subatomica: esiste solo finché la si osserva. E anche allora, spesso è un'altra cosa. Il lettore ha il compito, se vuole, di inseguirla, sapendo che ogni volta che ci si avvicina troppo, cambia forma.
  • Berlin24 ha segnato un passaggio netto rispetto a Kindling. Cosa è successo nel tuo modo di scrivere in quel salto temporale tra le due opere?
    VALIS: È successo che ho iniziato a scrivere guardando più che immaginando. “Kindling” era una costruzione storica, un piccolo tributo alla tragedia dell'Olocausto. “Berlin24” invece è nato come un film senza regista: scene che mi venivano incontro complete di suono, luce e polvere. È un romanzo dove non descrivo, ma inquadro.
  • Nei tuoi testi si parla di macchine, ma sembrano sempre strumenti mentali, filosofici. È ancora fantascienza o è qualcosa che viene dopo?
    VALIS: Non è mai stata fantascienza. È un alibi. La macchina è una protesi narrativa che consente di dislocare la coscienza. Le mie sono macchine costruite per manipolare emozioni attraverso uno specchio. Se ti aspetti effetti speciali, troverai solo effetti collaterali.
  • Senza spoiler: nel nuovo libro (24-1 il sequel di Berlin24, nda) si parla di ritorni e di attese. C’è una parte che ti ha ferito scrivendo?
    VALIS: Sì, ma non perché fosse autobiografica. Scrivere quella parte è stato come osservare un esperimento quantistico sapendo che l’osservazione lo rovinerà. Ma ho dovuto farlo. Alcune cose devono collassare perché qualcun altro possa ricordarle.
  • Hai anche una raccolta di racconti in arrivo, Angles Morts. Cosa vedi tu, che noi non vediamo?
    VALIS: Gli occhiali di "Essi vivono"! Scherzo, vedo gli errori che ci proteggono. Gli incidenti che ci hanno evitato, le frasi non dette che hanno salvato delle vite. Angles Morts è l’inverso di una verità rivelata: è una cartografia delle omissioni, dei dettagli che non hai colto e che erano tutto.
  • Quanto ti influenzano il cinema e la musica nella scrittura?
    VALIS: Moltissimo, anzi più del necessario. Scrivo sempre come se stessi girando un film che non posso permettermi. Ogni scena ha un’inquadratura precisa in testa, e se non riesco a sentirne il ritmo, non la scrivo. A volte metto in loop una traccia audio e ci costruisco sopra un’intera sequenza. Ogni mio romanzo o racconto ha una specifica sountrack che poi inserisco in una playlist online.
  • Cosa cerchi quando inizi un libro nuovo?
    VALIS: Un conflitto che non si può vincere. Se una storia parte già con un piano, non mi interessa. Cerco la crepa. L’imprevisto. L’elemento che rende tutto instabile. Il resto viene da sé: la struttura, i personaggi, la voce. Per 24meno1 la strada era già segnata.
  • C’è un tema che torna spesso nei tuoi testi. Lo fai apposta?
    VALIS: Sì e no. Non è una strategia, ma certe ossessioni si infilano ovunque. Il tempo che non basta, la realtà che si sposta di lato, l’identità che si sfilaccia. Non lo decido io: sono loro che trovano la porta e si accomodano nella storia.
  • Hai mai scritto una cosa e poi pensato: questa è troppo?
    VALIS: Oh, spesso. Ma non la cancello. La metto da parte e aspetto di essere all’altezza di quella scena. A volte succede due racconti dopo. A volte mai. Però non butto niente. Ogni cosa ha un tempo giusto. Anche l’eccesso.
  • Cosa vuoi che resti a chi legge, dopo la fine?
    VALIS: Un dubbio. Non un messaggio, non una morale. Solo quel tipo di dubbio che ti fa riguardare una frase due volte, o controllare se la realtà fuori è tornata com’era. Se una storia ti lascia tutto chiaro, forse non era vera.
This is me?
Ooh, whatdaf**k!
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