C'è sempre un punto cieco nei tuoi racconti, qualcosa che sfugge, che viene solo intravisto. È il lettore che deve cercare la verità, o sei tu a negargliela deliberatamente?
VALIS: Non la nego. Semplicemente, non la garantisco. La verità nei miei testi si comporta come una particella subatomica: esiste solo finché la si osserva. E anche allora, spesso è un'altra cosa. Il lettore ha il compito, se vuole, di inseguirla, sapendo che ogni volta che ci si avvicina troppo, cambia forma.